L'espressione “nido d'amore” evoca scenari che riescono ad essere al contempo confortanti ed opprimenti. L'insofferenza diffusa che cinquant’anni fa detonò, ricoprendo il nostro mondo di detriti fruttiferi, ha assunto una forma diversa. Dietro quelle che appaiono come richieste e forme di disagio diverse si celano gli stessi muri spessi dieci metri, sui cui pare non valga la pena di accanirsi.
Le convinzioni che ci sono state iniettate sotto pelle quand'eravamo malleabili e disposti a tutto sono divenute una delle cause primarie della nostra tristezza. Talvolta è sufficiente la vista di una bambina con i capelli lunghi fino al sedere per scatenare in noi tempeste di ricordi, brama di fuga e voglia di farci sovrascrivere. Insistere nel dipingere questo mondo con toni rosati per non turbare l'animo fragile dei bambini, in ultima istanza, non è sempre un atto saggio e benevolo.
All'asilo giocavamo riproducendo un modello familiare poco sano e sulla via del declino. Alle scuole elementari progettavamo le nostre future case, arrivando a scegliere i colori dei muri e le dimensioni del giardino.
Oggi constatiamo con una certa amarezza che, anche volendoci adeguare a quello schema desueto, mancano i mobili e le pentole con cui riempire la cucina di cui siamo privi. Che ne è dunque del nido d'amore di cui parla implicitamente chi, con una certa ostinazione, continua a indicarci la via del matrimonio? Che ne è di quello spazio da condividere con la persona amata? Come rispondere a chi afferma che le sconcezze si fanno a casa propria? Che insulto indirizzare a chi ci impone di barattare anni di studio speranzoso con un presente penoso?
La mancanza di mezzi e la necessità di uscire dal circolo vizioso dell'autocommiserazione si traduce dunque in un annullamento dei confini delimitanti il concetto stesso di nido d'amore. Ecco allora che ai mattoni e al cemento si sostituisce un uso ad oltranza di parchi pubblici, letti ad una piazza ed automobili ammaccate.
Chi definisce tutto ciò poetico e rassicurante è pregato di dormire sul marmo almeno fino all'avvento della primavera.
di Margherita Ferrari