Part Time Punks #7
Assistere a sprazzi - spesso posticci - di vite altrui, attraverso quella scatola luminosa che cordialmente chiamiamo tv, significa farne esperienza. Grazie a questo meccanismo, fin dalla più tenera infanzia, abbiamo appreso che tipo di cappello conviene indossare ad un funerale, che genere di sguardo può sedurre un collega delle elementari e che sapore ha un bacio dato ad uno sconosciuto su di una spiaggia vacanziera.
L'annosa questione degli amori estivi negli ultimi anni è stata monopolizzata da serial adolescenziali dell'ondata post-Dawson's Creek, il cui messaggio pare essere “Ripudia il tuo cervello poiché esso è pesante e inutile!”. Ne consegue una generica tendenza all'automercificazione e all'edonismo imbranato, di cui si fanno paladine giovinette che usano espressioni discutibili quali “Per lui mi strapperei le mutande”, che di certo danneggiano l'intera categoria agli occhi del Papa, uno dei migliori amici di Dio. Pare dunque che molti adolescenti sfruttino i mesi estivi per regalarsi visite sulle terga altrui. Si tratta forse di un'avvisaglia di Apocalisse? Molti giovani dalle scarpe putrescenti sosterrebbero il contrario. È infatti noto che, per chi percepisce il proprio innato provincialismo come un morbo da estirpare, non c'è nulla di più sano di un rendez-vous scevro da ogni tipo di preconcetto. Il divenire improvvisamente un Ignoto Non-Sfigato è infatti una pratica pagana che odora di sacro. In conclusione riteniamo di poterla consigliare a chiunque trovi il proprio contesto limitante e nel corso della propria vita abbia detto “Ti amo” solo a musicisti morti e fette di torta.
Margherita Ferrari