Part Time Punks #4
La sociologia ci insegna che ogni gruppo necessita di un capro espiatorio su cui riversare ira e frustrazione. In determinati contesti quest'ultimo assume le accattivanti forme dell'individuo cosiddetto sfigato.
Lo sfigato - una creatura spesso incapace di adattarsi all'ideologia dominante - affronta in solitudine le vessazioni dei suoi carnefici. Costretto alla socialità dalla sua scherzosa natura, egli sperimenta la catarsi dedicandosi a passatempi che i coetanei percepiscono come deplorevoli.
La sua cameretta diventa l'emblema di un isolamento eteroimposto, in cui egli è libero di accumulare preziose cianfrusaglie, nonché il ricordo di fiumi di lacrime dall'aroma immotivato.
La preghiera che ogni sfigato rivolge al suo dio è sempre la stessa: “Forniscimi un interlocutore su cui io possa riversare il mio amore”.
Il sopraggiungere di una risposta, spesso attesa per anni, nega i presupposti dell'isolamento. Nel calore sprigionato dall'abbraccio della persona amata, a sua volta considerata sfigata nel suo gruppo di appartenenza, trovano posto carezze provenienti da mentori defunti, profumo di vecchi libri, ricordi di serate al cinema trascorse con l'unica compagnia della propria ombra.
L'unione di due persone sfigate rappresenta una prova della non esistenza della Giustizia Divina, in quanto essa, anziché generare ripensamento negli antichi carnefici, viene spesso liquidata come sfiga quadratica. La cameretta riacquista allora il suo ruolo primordiale, divenendo scudo contro le avversità e nido accogliente, entro le cui mura non esistono sfigati, ma solo persone speciali.
di Margherita Ferrari