Part Time Punks #3
Qualche anno fa innamorarsi online era una pratica socialmente sanzionata. Le riviste ne parlavano con ironia, facendo largo uso di esempi imbarazzanti e disincantata incompetenza. Il fenomeno che si dipanava tra la pedofilia internautica e i neo-sposi conosciuti in chat room veniva annichilito a favore di questi due eclatanti poli contrapposti.
Cercare compagnia online ti dipingeva come asociale e sfigato. Nell'immaginario collettivo eri quello con gli occhiali spessi, la forfora e quindici diversi tipi di tic facciali.
Fortunatamente, negli ultimi tempi, internet ha perso quella patina macabra che terrorizzava tanto i profani. Ne ho trovato conferma leggendo una frase in cui mi sono imbattuta di recente: “Se guardiamo all'etimologia del termine “virtuale” vediamo che esso deriva dal latino virtus con il significato di “virtù”, “facoltà”, “potenza”, quindi la realtà virtuale è una entità che (...) risponde in un certo modo ad un progetto, è una realtà immaginata, desiderata, voluta e costruita, prodotta dagli individui e vissuta dagli individui stessi.”*
Internet è la possibilità di togliere le nostre maschere o di indossarne di nuove. La sua è una natura scherzosamente divina, poiché ci sovrasta, ci contiene e risponde alle nostre preghiere.
Ripenso alla mia adolescenza tumultuosa, al disperato bisogno di parlare con qualcuno che fosse disposto ad ascoltarmi; qualcuno come me.
Alla fine l'ho trovato online, in un territorio improbabile.
Dopo aver realizzato che non ero sola come credevo, ho cominciato ad uscire di casa vedendo le cose da una prospettiva diversa.
Oggi il web è la mia casa, il mio confortevole rifugio, il mio amore proibito.
Quest'idea vi attira? Provate Google con spirito nuovo, selezionando con cura le chiavi di ricerca.
*tinyurl.com/297qrk
di Margherita Ferrari