Quella del primo amore è una questione complessa. Negli ultimi anni mi sono chiesta più volte: si può rivendere su eBay? E’ vero che si può estirpare facendo giardinaggio? Wikipedia mi ha risposto: “Mia cara, questa è una voce ambigua.”
Allora ho deciso di proporre un sondaggio ai lettori del mio blog. Ne è emerso uno scenario allarmante. In molti ritengono che il primo amore oggigiorno coincida con il reiterarsi dell’atto sessuale. Altri deprecano le giovinette che dicono “TATXS” al primo che capita, quasi si trattasse di un bisogno fisiologico. Questo involgarimento delle abitudini sentimentali delle quindicenni è senza dubbio dovuto alla scomparsa di “Dawson’s Creek” dal palinsesto Mediaset. Dawson e i suoi capelli da nonnetta non rappresentano più un modello. La sua fissazione maniacale per Joey, la sua idea ottocentesca di verginità, se riportati in auge, sono quest’oggi il modo migliore per farsi etichettare come sfigati.
Il primo amore resta per alcuni quel fastidio strizzabudella che, una volta terminata la fase idilliaca, ci farà odiare il nostro caro fino al giorno dell’Apocalisse. Per altri significa invece inviare all’amato foto softporn delle proprie nudità.
È una questione di gusti. Personalmente posso dirmi fortunata. Il mio primo amore mi odia, eppure conservo un prezioso ricordo dei tempi in cui ce ne stavamo in silenzio ad ascoltare “Loveless” dei My Bloody Valentine. Quando il nostro rapporto si disintegrò egli si diede all’oldschool punk. La sottoscritta cominciò invece la stesura di un romanzo dall’ambientazione post-atomica. Due modi diversi per esprimere la stessa desolazione.
di Margherita F.