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Vasco, morto e risorto a Vicenza

A Vicenza Vasco Rossi ha rischiato di morire. Artisticamente. A raccontarlo è lo stesso Blasco nel programma “La Storia siamo noi” di Giovanni Minoli in onda su Rai2 un paio di anni fa (il video è visibile in Internet su youtube.com con il titolo “Inedito – tutta la storia di Vasco Rossi – terza parte La Storia siamo noi 26-11-2008”). Vasco racconta la sua storia professionale e personale, dagli esordi alla consacrazione come rock star, e al minuto 3:19 del video su youtube.com, con voce tremante (evidente l’emozione per la reminiscenza berica a distanza di anni) ricorda la sua avventura vicentina. “Vicenza – dice Vasco – in piazza a Vicenza, allora, dopo il comizio del PSI (e già fa ridere, Vasco che canta in piazza dei Signori dopo un comizio del PSI, siamo nel 1978, Ndr) vado su e comincio a cantare, c’era un bar con tutti dei ragazzi seduti che bevevano tranquillamente”. E fin qua tutto normale. Ma a quei ragazzi la musica di Vasco proprio non andava giù e, fra uno spritz e una birretta, tentarono di troncare la carriera del Blasco sul nascere, quasi riuscendovi. “Facevano delle freccette di carta – continua il signor Rossi – e ce le tiravano. Io cantavo ed arrivavano queste freccette di carta e io non sapevo come reagire. Mi sono vergognato talmente tanto - avevo 26 anni facevo il disk jockey, guadagnavo soldi, avevo una macchina, un sacco di donne – questa umiliazione, capisci, era talmente grossa che volevo sprofondare e sparire.

Sono sceso dal palco alla fine non so neanche come e pensavo: io questo mestiere qui non lo faccio neanche se me lo ordina il medico”. Vasco è traumatizzato, in piazza dei Signori è andato in scena il suo dramma canoro-esistenziale. Pensa di mollare. Ci ripensa, si riprende e reagisce solo sulla via del ritorno verso casa. E il signor Rossi si tramuta nel Blasco nel mezzo del cammin fra Vicenza e Zocca. “Poi stavo tornando in macchina da solo – racconta – e a quel punto lì è scattato nella testa un meccanismo incredibile perché a quel punto ho detto: no io adesso mi incazzo come una bestia e da lì è cominciata praticamente la storia dei miei concerti rock perché dopo è stata sempre una guerra. Dopo scendevo veramente dal palco e facevo a botte quando mi prendevano in giro”.

Caro Vasco, se non fossi stato usato come bersaglio e umiliato dai lanciatori di freccette di carta vicentini, per tua stessa ammissione, forse saresti rimasto un semplice disc jockey come tanti altri. Senza Vicenza, in pratica, non avresti nulla di ciò che hai e a San Siro ci andresti a vedere il Milan o l’Inter e non certo a cantare di fronte ad uno stadio tutto esaurito. Prima di Vicenza non eri nessuno, dopo Vicenza sei diventato il Blasco. Non ti sembra il caso di ricambiare? Potresti iniziare con una canzone dedicata a Vicenza per alleggerire il tuo debito di riconoscenza con la nostra città. E cari lanciatori di freccette, uscite allo scoperto. E’ probabile che oggi abbiate passato la cinquantina, e che i vostri figli (e anche i nipoti) abbiano tutti i cd di Vasco Rossi. Ma se ci sono milioni di italiani che amano il Blasco, diventeranno anche vostri fans, perché senza di voi ci sarebbe stato solo uno dei tanti signor Rossi. E già che ci siete, andate a tirare qualche freccetta di carta anche allo stadio Menti ai giocatori del Vicenza Calcio. Se fa lo stesso effetto che ha fatto a Vasco Rossi, in tre anni vinciamo la Champions League.

Nicola Rezzara

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Commenti

grande Vasco !! torna a vicenza ..
Scritto da ori il 25-08-2010 alle 15:44



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