“Ancora una volta, la concretezza del presente è un’astrazione mascherata, è l’indicibile”. Queste non sono le parole di un metafisico dei massimi sistemi, né di un poeta particolarmente ispirato. Sono le parole - assai convincenti - di un critico televisivo (d’accordo, il migliore in circolazione). Aldo Grasso, che già in passato si era sperticato in elogi iperfilosofici sulla serie, scrive così dopo la visione del Santo Graal della televisione degli anni ‘00: l’ultima puntata di Lost. Che non sarebbe mai arrivata, avevamo pensato in tanti, e che invece si è materializzata in tutto il suo ingombro. Ingombro perché chi lo ha seguito, a questa serie televisiva ha dedicato la bellezza di anni 6 (sei). Sempre lì a sbavare in attesa del prossimo episodio, a restare appesi ai cliffhanger (=baratri narrativi) di cui è puntellata la sceneggiatura, a consultare compulsivamente il client peer2peer per vedere se è uscita la nuova puntata, e a tapparci le orecchie e urlare “LALA ... »LEGGI